La gita a Rovereto

Il primo pensiero al pronunciare la parola “gita” fa risvegliare in noi ricordi di giornate splendide passate in compagnia.

Quest’anno la nostra gita scolastica si è svolta a Rovereto il 16 e 17 febbraio.

Arrivati a destinazione a bordo del maestoso “Bologna Team Bus” i professori ci hanno divisi in due gruppi e siamo andati al Mart, museo d’arte contemporanea, per svolgere un laboratorio.

Usare colori, creare un viso, lavorare la creta e progettare hanno fatto diventare divertente  e interessante l’attività al museo. Contemporaneamente, l’altro gruppo è andato al museo della Robotica e qui un’ anziana signora ci ha accolto in attesa dell’arrivo dell’istruttore.

Dopo pochi minuti è apparso davanti a noi un un tizio vestito alla Bob Marley con aria molto intellettuale, che ci ha illustrato il processo per realizzare un robot.

Arrivata finalmente l’ora di pranzo ci siamo riparati dalla pioggia sotto un capannone del parco comunale, infestato dai piccioni. Dopo una lunga scorpacciata ci siamo incamminati verso una piccola piazzetta nel centro del paese per mangiare un buon gelato.

A proposito di “buon gelato”, beh di buono non c’era proprio un bel nulla, dopo questa esperienza ci siamo convinti che i gelatai di Rovereto dovrebbero dedicarsi a cucinare polenta e strudel di certo non il gelato. Verso sera siamo arrivati alla destinazione che più desideravamo, cioè il mitico ostello della città. Dopo qualche partitella a briscola e a poker abbiamo cenato. Tutti si aspettavano una buona polenta con ragù di capriolo e invece è apparso davanti a noi un piatto caldo con pennette alla matriciana, a seguire cotoletta alla milanese e patate al forno.

Prima di tornare tutti nelle camere i professori ci hanno costretto a giocare ancora a carte.

La nottata è stata abbastanza movimentata e i risultati di sono visti al mattino con occhiaie e sbadigli da leoni.

Subito dopo un’abbondante colazione abbiamo fatto le valige e siamo partiti con il nostro fantastico pullman per avviarci verso Monte Baldo. Arrivati ci siamo muniti di ciaspole ed abbiamo così iniziato la nostra strabiliante escursione nel bosco.

A metà del percorso, nel bel mezzo del nulla, è cominciata tra i più scalmanati una guerriglia con palle di neve, comandata da un adulto con lo spirito da bambino: il Prof. Filippo Becca.

Le vittime, pur essendo colpite costantemente, non erano così fradice come i veri guerrieri.

Al termine dell’ avventura siamo arrivati in una grande vallata dove ci siamo rotolati fino allo sfinimento. Il ritorno verso la civiltà, cioè la baita con le pizze, è stato un po’ più fiacco  ma finalmente abbiamo raggiunto la meta come guerrieri al ritorno da una battaglia.

Abbiamo pranzato in una bellissima baita dove facevano buone pizze e una strana versione della torta di mele.

Purtroppo la gita si è conclusa li, in quella baita e con il ritorno, quindi, a Bologna.

Nonostante la durata della gita sia stata breve, è stata un’esperienza meravigliosa e indimenticabile ed ha rafforzato il rapporto tra noi ragazzi e i professori;  quest’anno, finita l’avventura delle medie, molti di noi dovranno salutarsi con un addio ma per alcuni, speriamo, sia possibile un arrivederci.

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La gita a Rovereto

A metà febbraio le classi III B e III A hanno avuto l’occasione di passare due giorni  nella bella, ma piovosa, cittadina di Rovereto, situata nei pressi di Trento, nel Nord Italia.

Il programma della gita scolastica era organizzato in modo tale che il divertimento non mancasse mai in ogni attività e che le due giornate non avessero ore “buche” in cui la noia prendesse il sopravvento.

La partenza era prevista alle ore 6,30 da Piazza Bonazzi, situata in centro a Calderino; il viaggio sarebbe dovuto durare circa tre ore e mezza, senza contare che gli studenti avrebbero viaggiato con l’autobus ufficiale del Bologna!

Salite sul bus, le professoresse, nel far l’appello, si sono accorte dell’assenza di un alunno che, avendo trascritto male gli orari della partenza, non era ancora arrivato.  Quando quest’ultimo  si è presentato, finalmente i ragazzi hanno cominciato la loro avventura.

Appena arrivati, gli alunni, accompagnati dagli insegnanti, sono scesi dall’autobus e, dopo aver constatato che l’umidità non mancasse all’appello, si sono divisi in due gruppi.  Il programma prevedeva che il primo gruppo dovesse visitare il Museo Civico di Robotica, mentre il secondo gruppo, tra un litigio e l’altro, il Mart di Rovereto.  Poi al pomeriggio i due gruppi dovevano cambiare il turno delle attività.

Al museo della Robotica un insegnante ha spiegato agli alunni il linguaggio, assai complicato, dei famosi robot, illustrandoli con degli esempi concreti.  Dopo le spiegazioni, il docente, ha chiesto ai ragazzi di ricomporre i robot smistati sui vari tavoli e di programmarli con i computer a loro disposizione per fargli eseguire delle forme geometriche.  I vari gruppetti si sono messi all’opera componendo dei fantastici robottini e chiamandoli con nomi buffi e divertenti come Charlie.  La creazione delle forme geometriche, invece, è stata molto più difficile, dato che alcuni robot hanno preso la divertentissima iniziativa di girare per la stanza in autonomia.

Mentre il primo gruppo si intratteneva con i simpatici robot, il secondo si divertiva a calcare la faccia di un compagno con dei fogli di alluminio.  Finito il lavoretto, una guida ha mostrato loro l’esposizione di Modigliani, spiegando le varie sculture e i dipinti.  Il giro prevedeva anche una piccola tappa in cui il gruppo doveva cercare di ricreare, con solo un pastello, una figura identica a quella mostrata dalla guida; tornati nell’aula del Mart, l’accompagnatrice ha chiesto ai ragazzi di ricreare con la creta una scultura dell’artista.  Alla fine dell’impresa, c’era più argilla sui ragazzi e nella stanza che sulle tavolette in cui dovevano lavorare. Dopo quei bei momenti, i due gruppi si sono riuniti sotto un gazebo infestato da piccioni attaccabrighe per poi, finalmente, pranzare.

Finito l’intervallo si sono invertite le attrattive.

Tutte e due le classi hanno poi alloggiato all’Ostello della cittadina, l’unico della zona, denominato, con ben poca fantasia, “Ostello di Rovereto”.

Alla sera le classi hanno cenato con le specialità del luogo, particolarmente gradite, dal momento che la “critica culinaria”, che digiuna ogni giorno, a mensa ha finito tutto quello che ha trovato nel piatto!

I ragazzi si sono poi coricati dopo aver visto in televisione una partita di calcio, anche se prender sonno è stata veramente un’impresa.

La giornata successiva è iniziata molto presto: alle 7,00 di mattina, in quanto era previsto un giro nei boschi del Monte Baldo, con una guida del luogo, che si è poi rivelata molto simpatica. Un pullman ha portato le classi al punto di ritrovo, dopo un percorso pieno di curve.

Quest’escursione, per la gioia di tutti i ragazzi, doveva essere effettuata con le “ciaspole”: durante il tragitto in mezzo alla neve la guida alpina ha spiegato ai ragazzi come riconoscere le impronte e i segni lasciati dagli animali sulla vegetazione, mostrando loro anche parti del corpo di animali vari. La camminata è durata per ben tre ore e i ragazzi erano immersi in un tappeto di  neve così bianco che si confondeva con il cielo ma il divertimento e la bellezza del paesaggio sono stati una valida ricompensa.

Il giro del bosco si è concluso con una bella battaglia a palle di neve e con una successiva rinfrescata nel ruscelletto, che era da scavalcare e che ha strabiliato i ragazzi con la sua acqua gelida e purissima.

Sfinite, le due classi sono rientrate e, tirando sospiri di sollievo, hanno assaporato una buona pizza nella baita lì vicino.

Il ritorno è stato assai triste e silenzioso perché effettivamente il divertimento non era mancato, ma ormai era finito.

Dopo aver vissuto questa piccola avventura, tanto istruttiva quanto divertente, il ritorno alla realtà è stato brusco; tuttavia la gita è piaciuta molto anche perché ha rafforzato le amicizie tra i ragazzi.

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